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  • Thursday 11 March 2010

    Convegno "L'innovazione diventa sostenibile"


    E’ importante ripensare al tema dell’innovazione mettendo a fuoco nuovi vincoli e nuove opportunità. Venerdì 19 marzo 2010 a Treviso si svolgerà il convegno “L’innovazione diventa sostenibile” in occasione dell’Assemblea annuale del Gruppo Giovani Imprenditori, a cui interverrà anche Gabriele Centazzo, amministratore delegato di Valcucine. Con questo evento prenderà avvio un progetto annuale, con la collaborazione di VIU e il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, che punta a costruire una nuova sensibilità sui temi dell’innovazione e della sostenibilità con l’obiettivo di “raccontare”, attraverso linguaggi innovativi, il percorso fatto insieme a esperti e associati. L’iniziativa, strutturate in 11 eventi tra convegni, seminari, visite aziendali e workshop, intende fornire una serie di occasioni per scoprire le regole di una nuova economia sostenibile e i casi più interessanti di green management già avviati sul nostro territorio.

    Programma:
    17.00 – Ritrovo dei relatori presso la sede dell’evento
    17.30 – Avvio Convegno
    18.00 - Tavola rotonda
    19.20 - Intervento di Gabriele Centazzo, amministratore delegato Valcucine
    19.50 – Termine convegno

    Location: Auditorium S. Croce, Complesso Universitario S.Leonardo – Riviera S. Margherita, Treviso
    Info: wfiamengo@unindustriatv.it

  • Friday 5 March 2010

    Triennale Design Museum | Quali cose siamo

    Dopo aver risposto alla domanda "Che Cosa è il Design Italiano?" con Le Sette Ossessioni del Design Italiano e Serie Fuori Serie, Triennale Design Museum dal 27 marzo 2010 presenta una nuova interpretazione del design italiano dal titolo Quali cose siamo.
    Triennale Design Museum conferma così la sua natura di museo dinamico, in grado di rinnovarsi continuamente e di offrire al visitatore sguardi, punti di vista e percorsi inediti e diversificati. Un museo emozionale e coinvolgente. Un organismo vivo e mutante, capace di mettersi in discussione, smentirsi, interrogarsi. Valcucine è stata selezionata e parteciperà con Artematica Vitrum e Artematica Vitrum Arte.


    Triennale Design Museum è diretto da Silvana Annicchiarico e ha la cura scientifica di Alessandro Mendini.
    L'ipotesi curatoriale alla base della terza interpretazione di Triennale Design Museum è che in Italia esista un grande e infinito mondo parallelo a quello del design istituzionale, un design invisibile e non ortodosso.
    Il punto di osservazione si sposta sulla storia e sulle storie che scaturiscono dai singoli oggetti che, messi uno accanto all'altro, creano una rete di relazioni e rimandi, un paesaggio multiforme capace di provocare squilibri e spiazzamenti, ma ricco di emozione e spettacolarità.
    Una selezione di opere dei Maestri, di artisti, di giovani designer entra in dialogo con oggetti inaspettati che, di primo acchito, non sembrano “fare sistema” ma, in realtà, non sono quello che sembrano. Se guardati attraverso nuovi punti di vista, mostrano una complessa matrice progettuale, forniscono un’ulteriore, inedita, testimonianza della creatività italiana e contribuiscono a definire in altro modo la nostra identità e l’essenza del design italiano.
    Il museo “mette in scena” il design italiano rinnovando non solo il tema-chiave e l’ordinamento scientifico, ma anche l’allestimento che, per questa interpretazione, è affidato al francese Pierre Charpin.
    Afferma Silvana Annicchiarico: ”Nella prima interpretazione abbiamo accostato lo sguardo barocco di Peter Greenaway con quello eclettico di Italo Rota e quello radicale di Andrea Branzi.
    Nella seconda interpretazione abbiamo fatto dialogare la classicità, il rigore, e la chiarezza razionalista di Antonio Citterio con la scientificità e la didatticità di Andrea Branzi.
    Ora mettiamo in cortocircuito il minimalismo poetico e concettuale di Pierre Charpin, con il puntiglioso e sorprendente enciclopedismo di Alessandro Mendini e con la sua sterminata e proteiforme passione per tutte le forme della cultura materiale.
    L’obiettivo, è ancora una volta, quello di sorprendere e di rivelare. Di fare del Museo un luogo inatteso. Di offrire al visitatore – tanto allo specialista che all’appassionato – un percorso che lo porti a rivedere certezze e luoghi comuni e che ci induca, ancora una volta, a ragionare su come le cose contribuiscono a farci essere quello che siamo”.

    Triennale di Milano
    viale Alemagna 6
    tel. 02-724341
    tel. 02-72434241/205/247
    triennale.it
    triennaledesignmuseum.it

  • Friday 26 February 2010

    Capitani Coraggiosi su D di Repubblica


    "Produrremo solo ciò che è bello, rispettoso del pianeta e dell'uomo". Lo dice Gabriele Centazzo, imprenditore illuminato. Che (complici un esperto del clima e una sfida altissima) progetta arredi secondo un diverso modello economico.
    (Di Giuliana Zoppis, foto di Luca Fregoso)

    Servono tempo, impegno e passione per affrontare i cambiamenti epocali che abbiamo davanti. Non esistono scorciatoie quando i miti del consumismo si frantumano giorno dopo giorno. Queste idee ci vengono esposte, in una fredda ma chiara giornata di sole a Pordenone, nel nord-est produttivo e tenace, da Gabriele Centazzo, un imprenditore del settore del mobile, un uomo del nostro tempo capace sostenitore del fatto che si possano conciliare etica, ecologia, estetica e produzione di beni di consumo essenziali.
    «E’ responsabilità di noi capitalisti, se siamo arrivati al punto in cui siamo. Il motivo è che il capitalismo, per essere tale, deve sempre aumentare l’ammontare del capitale. Che è fatto di risorse finanziarie, umane, energetiche. A un certo punto, noi industriali, abbiamo detto: prendiamoci anche l’ambiente come nostra risorsa, usiamolo per costruire profitto. Ma l’ambiente è una risorsa fondamentale per il genere umano stesso. Non può essere esaurita. Deve essere la dote che ogni generazione lascia alla successiva. Altrimenti viene messa in dubbio la sopravvivenza stessa della specie umana. Questo impoverimento dell'ambiente è stato confuso con il progresso. Non può più essere cosi! E' ora di cominciare e pensare ad una soluzione».
    Gabriele Centazzo è l'amministratore delegato di Valcucine, azienda nata in una regione molto legata all'idea di terra, di luogo, di appartenenza. In questi giorni ha chiamato a Pordenone giornalisti, comunicatori, progettisti e ricercatori per presentare loro, non solo le sue belle cucine –di cui va fiero essendone il progettista- ma anche, e diremmo sopratutto, nuove idee. La sua priorità in questi anni è muovere conoscenza per scuotere le coscienze. In una sala dello stabilimento ha portato un premio Nobel, uno scienziato africano, climatologo di fama: Richard S.Odingo.
    Il tema che Odingo svilupperà è quanto mai cruciale: “L’emergenza clima e la green economy”. L’industriale friulano commenta: «Per raggiungere dei cambiamenti reali nella nostra società, nel modo di produrre e consumare, serve una rivoluzione di pensiero che porti a importanti cambiamenti nei comportamenti delle persone e che riesca a riconfigurare la concezione del mondo degli umani e della vita sul pianeta che, seguendo gli imperativi di un pensiero economico con poca storia alle spalle, si traduce sostanzialmente in quello che io chiamo “aumento continuo dei consumi sostenuti dalla felicità del possesso”. Cerco nuove linee guida dettate dall’etica. Voglio considerare altre forme di felicità: l’amore, la bellezza. I governanti, gli industriali e finanche le istituzioni pubbliche credono ancora nella vecchia soluzione: per uscire dalla crisi occorre far ripartire i consumi. E' la logica che viene espressa dalla misura della ricchezza di una nazione attraverso il PIL. Considerare solo il PIL non è abbastanza!»

    Capitalismo secondo natura
    Scrive il filosofo Umberto Galimberti in prefazione al recente libro dell’economista Francesco Maggio, “La bella economia”: «Di rado, ma per fortuna succede, anche nel mondo economico si assiste al sincero disaccordo di chi sostiene che una certa tensione morale non si è mai sopita, che sempre ci sono stati e ci saranno uomini e donne capaci di rappresentare con la propria testimonianza umana e professionale un esempio "virtuoso" per il prossimo. E che, se risulta difficile riconoscerli, è solo perché tutt'intorno regna un insopportabile pressappochismo che impedisce a tante voci libere di riuscire a farsi ascoltare».
    La voce di Gabriele Centazzo è una di quelle che riescono a farsi ascoltare. Non cerca platee affollate, applausi e esposizione mediatica. Preferisce avere un pubblico curioso e motivato e soprattutto tempo per essere compreso sulle questioni che più gli stanno a cuore. Si esprime volentieri sul rapporto tra etica ed estetica, sul ruolo di progettisti e imprenditori nella ricerca di una migliore qualità di vita e della salvaguardia del patrimonio naturale. «Mi è stato insegnato che per rispettare l’etica bisogna ordinare, con importanza decrescente, i verbi “essere”, “fare”, “avere”. Nei comportamenti degli idoli del capitale finanziario si è scoperto che sono arrivati ad avere senza fare e spesso senza nemmeno essere. In questo modo molti avventurieri hanno perso il senso della moralità e la concretezza del lavoro quotidiano nelle imprese che dirigono. Ma per essere davvero etici, occorre un quarto verbo: “condividere”».
    Centazzo ha una teoria che lo appassiona, quella del “capitalismo naturale” elaborata da Paul Hawken assieme ai coniugi Amory e L.Hunter Lovins in un famossisimo libro dei tardi anni 90: “ Capitalismo Naturale. La prossima rivoluzione industriale “.
    “Al contrario del capitalismo tradizionale che ha sempre trascurato il valore delle risorse naturali e dei servizi forniti dagli ecosistemi, il capitalismo naturale- spiega appassionatamente – ritiene strategiche le risorse naturali e mira all’efficienza: produrre di più con meno. Ridisegna le logiche industriali su di un modello che esclude lo spreco e la produzione di rifiuti; sposta l’economia verso un flusso di valore e servizi; investe nella protezione ed espansione del capitale naturale esistente».
    E aggiunge: «Ho buoni motivi di ritenere che queste mie idee siano condivise da un pubblico sempre più vasto e dalla parte sana dell’imprenditoria italiana e globale. Tratta di come trasformare le sfide provenienti da competitors sempre più agguerriti in uno stimolo per rimodulare la propria filosofia aziendale, puntando a una linea di eccellenza e perfezionamento continuo, come è stato per il migliore made in Italy. D’altro canto, è vero che la nuova, diffusa sensibilità ambientale viene spesso usata dal mercato come una grande opportunità di rilancio dei consumi, piuttosto che come un cambiamento di coscienza e di responsabilità ambientale e sociale. Ma la responsabilità è figlia della coscienza e la coscienza è figlia della conoscenza. La conoscenza ambientale è un processo culturale che richiede tempo e che non si può improvvisare all’interno delle aziende. Deve pervadere ogni settore facendo crescere un nuovo modo di pensare».

    Lo spazio abitabile può essere bello.
    «Quante volte - si chiede poi Centazzo- restiamo feriti e umiliati nei nostri sensi perché ci troviamo immersi nella bruttezza e nel degrado delle nostre città? Quante volte abbiamo sotto i nostri occhi la negazione della bellezza nelle nostre strade, negli edifici dove lavoriamo e ci muoviamo? »
    Il degrado è oramai un “dato oggettivo” e Centazzo non può non augurarsi una ribellione collettiva a tale abbruttimento. Cominciando dalla sua attività imprenditoriale: valutare attentamente il “ costo ambientale” di ogni prodotto. Ricordandoci che l'eco-compatibilità non è solamente riciclabilità e risparmio energetico, ma deve prendere in considerazione anche la durabilità e la qualità estetica. Per il patron di Valcucine divulgare la conoscenza dell’eco-compatibilità va allargata a tutti i settori-chiave della società. Dall'agire politico all'economia aziendale: «portando la mia esperienza d’imprenditore non posso che affermare che i nostri prodotti di maggior successo sono proprio quelli nati dalla ricerca di un minor impatto ambientale possibile. Lavoriamo su 4 priorità. Prima fra tutte, rendere il prodotto riciclabile al 100 per cento, traguardo raggiunto con le produzioni di ultima generazione. Abbiamo realizzato un processo di disassemblaggio così semplice che il costo della divisione dei materiali a fine vita è inferiore al ricavo ottenuto da quelli riciclati: un processo virtuoso che consente di riciclare guadagnando. La seconda priorità è alleggerire: abbiamo realizzato l’anta più sottile al mondo, solo 2mm. Inoltre puntiamo sulla durata. L'obsolescenza programmata è un peccato mortale per chi vuole lasciare un mondo vivibile alle prossime generazioni. La terza è la riduzione delle emissioni tossiche. Abbiamo messo a punto un sistema di verniciatura ad acqua, sia su legno sia su vetro, che riduce a zero le emissioni dei solventi aromatici, responsabili delle mutazioni cancerogene. Anni di ricerca di cui siamo fieri. Ergonomia e sicurezza infine. L'insistenza sull'ergonomia che ci caratterizza è il risultato di un modo di pensare che vede l'uomo e i suoi gesti centrali ad ogni riflessione sullo spazio abitabile, cosi come la sicurezza. Siamo i primi in Italia ad aver ottenuto il marchio tedesco di qualità e sicurezza GS».
  • Wednesday 24 February 2010

    Esseri | Massimo Lunardon


    Venice Projects / Dorsosuro 868 / Venezia
    Drinks / 26.02.10 h. 18.00
    Open Martedì / Mercoledì / Giovedì h. 14.00 18.00
    Open Venerdì / Sabato / Domanica h. 10.00 18.00
    Testo di Luca Massimo Barbero
  • Tuesday 23 February 2010

    Arte, conversazione e degustazione con l'artista Alice Andreoli


    Mercoledì 24 febbraio 2010 alle ore 18.00, nell'elegante spazio laboratorio per l'arte contemporanea Dream Factory, in Corso Garibaldi 117 (Milano) si terrà un evento di alto profilo teso a coniugare arte e cultura culinaria. Nell'ambito della mostra personale di Alice Andreoli “Costretti a sanguinare” si terrà una serata particolare dedicata all’Associazione Artegiovane Milano accompagnata dalla degustazione del pregiato olio siciliano extra vergine “Loconovo degli Amari”.
    L’Associazione Artegiovane si impegna dal 1995 a promuovere le nuove tendenze dell’arte contemporanea di giovani artisti italiani e stranieri ed a preservare le loro opere, ospitandole in maniera temporanea o permanente in luoghi ad esse dedicati. L’associazione, ponendosi come un’occasione per conoscere gli artisti esordienti e per condividere il piacere del collezionista attraverso una serie di iniziative che traccino i lineamenti generali dell’arte contemporanea, sostiene il connubio fra arte e cultura culinaria, considerandola come un’alternativa formula di scambio e conoscenza. Partendo da questi presupposti si è elaborato l’evento di degustazione dell’olio siciliano “Loconovo degli Amari” insieme alla mostra di Alice Andreoli a cura di Martina Cavallerin. “Loconovo degli Amari” è un olio di nicchia con una produzione limitata di altissima qualità tanto da essere definito dalla stampa specializzata come un olio da mangiare. E’ ottenuto dalle famose olive Nocellara del Belice conosciute come le migliori olive da tavola italiane ed è prodotto all’interno della tenuta Loconovo che appartiene da oltre 500 anni alla famiglia Amari. La mostra personale di Alice Andreoli presenta una serie di opere pittoriche in cui rappresenta suggestioni del mondo giovanile contemporaneo con ambientazioni post punk, riferimenti al mondo dei piercing e dei tatuaggi. Andreoli è un’artista che usa mano e pennelli come fossero una macchina fotografica, sommando sapienza e velocità alternate a campiture appena accennate, dripping concesso con sapienza, quasi a voler sottolineare attraverso il cambio di tecnica quali sono i tempi che servono, i battiti necessari, le tracce simboliche più personali e seducenti. La sua opera traduce la conciliabilità tra mondi mediante una pittura figurativa che esprime categoricamente la dimensione del soggetto e sopravvive sul filo della memoria di un intero “genere” in quanto appartenenza, inclinazione, gusto e segno.

    Giovedì 24 febbraio dalle ore 18
    presso Dream Factory Corso Garibaldi, 117
    20121 Milano
    TEL/FAX: +39 02 65560509
    INFO: dreamfactory@dreamfactory.it